UMBRIA IN DIRETTA DEL 12 FEBBRAIO
12 Febbraio 2026
In un giovedì 12 febbraio che profuma di sfide globali e innovazione tecnologica, gli studi di Radio Corriere dell'Umbria hanno ospitato a Umbria in Diretta un protagonista d’eccezione del panorama energetico italiano: il Professor Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE (Ricerca Sistema Energetico). L’intervista, condotta dalla giornalista Paola Costantini, ha tracciato una rotta chiara per il futuro del Paese, oscillando tra la necessità di una nuova autonomia energetica e le frontiere della fisica teorica.
Il tema centrale dell'incontro è stato il nucleare di nuova generazione. Cotana ha annunciato la sua imminente missione in Canada per visionare il primo Small Modular Reactor (SMR) della General Electric, una tecnologia che definisce "molto più sicura e performante" rispetto al passato. Il professore ha sottolineato come l'Italia si trovi davanti a un bivio normativo: martedì 17 febbraio si terrà infatti l'audizione sulla legge delega per riconsiderare la produzione di energia nucleare.
Secondo l'AD di RSE, l'Italia vive oggi una profonda contraddizione: pur avendo rinunciato alla produzione, il Paese ospita 62 depositi nucleari e gestisce 200.000 trasporti di materiale radioattivo all'anno per scopi medici e industriali, importando al contempo fino al 15% di energia nucleare dall'estero. "Abbiamo il peggio delle cose negative senza avere i vantaggi", ha osservato amaramente il professore.
Un altro punto di forte tensione emerso durante la puntata riguarda la dipendenza dalla Cina. Cotana ha lanciato un monito severo: l'80% dei pannelli fotovoltaici e il 70% delle batterie provengono da Pechino. Il rischio di una delocalizzazione tecnologica è già realtà, come dimostrato dalla crisi dei chip. La soluzione proposta risiede in un mix energetico resiliente che includa rinnovabili programmabili e nucleare, per garantire la sicurezza energetica nazionale e proteggere il sistema produttivo, specialmente per realtà energivore come l'AST di Terni.
Non solo fissione e fusione (definita "il sogno finale dell'umanità"). Cotana ha illustrato il rivoluzionario progetto "Albedo for Africa", adottato dalle Nazioni Unite, che mira a combattere il riscaldamento globale attraverso membrane per la pacciamatura in grado di riflettere la radiazione solare fuori dall'atmosfera, trasformando tale riflessione in crediti di carbonio.
Guardando al territorio locale, l'Umbria emerge come un laboratorio interessante. Se l'eolico fatica, il fotovoltaico e l'agrivoltaico sono in crescita. Il professore ha però evidenziato due asset sottoutilizzati: la geotermia e, soprattutto, la filiera delle bioenergie. Con oltre 20 impianti di biogas pronti alla riconversione in biometano e una superficie boschiva superiore al 54%, la regione ha un potenziale enorme per l'economia circolare.
Il ritratto che emerge di Franco Cotana non è solo quello del tecnico. Tra una riflessione sulla scientific diplomacy in Artico e gli incentivi per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), il professore ha aperto una finestra sulla sua vita privata. Appassionato di fisica teorica e profondamente religioso, ha reso omaggio ad Antonino Zichichi, scomparso pochi giorni fa, condividendo la visione di una scienza che non contrasta con la fede.
"Siamo come un fotone, destinati a tornare luce", ha dichiarato in un momento di profonda riflessione escatologica, prima di tornare con i piedi per terra — o meglio, sul terreno — raccontando della sua passione domenicale per la cura degli ulivi e della sua patente per il trattore.
L'intervista si è chiusa con una nota di leggerezza gastronomica: nonostante il forte legame con il territorio umbro, il piatto del cuore del professore resta la pasta alla matriciana. Un finale umano per un incontro che ha proiettato l'Umbria e l'Italia verso le sfide energetiche dei prossimi trent'anni.